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CATENA DI FORNITURA

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L’aggiornamento delle Linee guida dell’OCSE portato a compimento nel maggio 2011, ha inteso metterle al passo con il nuovo contesto economico internazionale, globalizzato, caratterizzato da più complessi modelli di fornitura, produzione, distribuzione e consumo, e dominato da imprese multinazionali e da filiere aperte transfrontaliere di PMI.

Questo scenario pone la comunità internazionale di fronte a sfide importanti non più riconducibili né alla giurisdizione nazionale, né al mero perimetro aziendale: la ricerca di adeguate risposte ai cambiamenti climatici; un efficace sistema di promozione e tutela dei diritti umani; il superamento della crisi economico-finanziaria attraverso una ritrovata fiducia nei mercati ed una loro gestione sostenibile.

Ciò ha dato vita allo sviluppo di politiche e strumenti per agevolare la gestione dell’impatto dell’attività imprenditoriale su alcuni beni e valori fondamentali e per focalizzare il rapporto dell’azienda con i suoi stakeholders, specialmente nella catena di fornitura globale, rispetto alla quale gli standard ambientali e sociali diventano sempre più diffusi e stringenti, con funzioni preventive e reattive.

Su queste basi, le nuove Linee Guida OCSE - le quali, giova ricordarlo, si rivolgono a tutte le imprese, incluse le PMI - hanno introdotto due concetti importanti:

  1. l’impresa è responsabile sia dell’impatto negativo che essa ha, in prima persona, sui lavoratori, l’ambiente e le popolazioni etc, sia, in diversa misura, di quello, che essa non ha contribuito a provocare, ma che è tuttavia direttamente legato alle sue attività, ai suoi prodotti o ai suoi servizi in virtù di un rapporto commerciale/d’affari, in particolare nella catena di fornitura globale. Inoltre essa è chiamata ad incoraggiare, per quanto possibile, i propri partner commerciali/d’affari, compresi fornitori e subcontraenti, ad applicare principi di comportamento imprenditoriale responsabile, con particolare riferimento ai rapporti inerenti alla catena di fornitura;
  2. l’impresa è invitata a mettere in atto un sistema di due diligence, inteso, come sistema di gestione e monitoraggio dei rischi in materia socio-ambientale, ossia come processo continuo e adattativo che consente all’impresa, in cooperazione con i soggetti interessati, di identificare, prevenire e mitigare l’impatto negativo di cui al punto (1), se potenziale, e di adottare misure riparatorie, se effettivo, e di rendere conto di come tale impatto viene affrontato.

Alla luce di questi nuovi concetti Il PCN italiano ha incaricato KPMG di elaborare una “Guida alla due diligence nella catena di fornitura”, con il proposito di tradurre in pratica le indicazioni già contenute nelle Linee Guida OCSE. La “Guida alla due diligence nella catena di fornitura” intende offrire alle multinazionali – e soprattutto alle PMI, vista la loro difficoltà a reperire strumenti di gestione adeguati alle loro dimensioni - un orientamento per la gestione responsabile della catena di fornitura, che assume un particolare rilievo nei processi e nelle attività di internazionalizzazione.

 

Settore tessile

Il 24 aprile 2013 a Dhaka, in Bangladesh, a circa 30 chilometri dal centro della capitale, è crollato il Rana Plaza, un edificio di nove piani che ospitava cinque aziende di abbigliamento in cui lavoravano circa tremila persone, quasi tutte donne. A seguito di questo crollo, più di 700 persone sono morte e circa 2500 sono rimaste ferite, alcune delle quali molto gravemente.

Tale incidente ha trovato forte eco tra i media nazionali ed internazionali e ha richiamato l’attenzione dei Governi e delle Organizzazioni internazionali sull’importanza di un approccio corretto al tema della condotta responsabile nella catena di fornitura e nei rapporti commerciali/d’affari.

Il 26 e 27 giugno 2013 la tragedia è stata al centro dei lavori del primo Global Forum on Responsible Business Conduct dell’OCSE. Alla presenza del Ministro degli esteri del Bangladesh Dipu Moni e del Ministro del commercio estero francese Nicole Bricq, si è cercato di individuare le azioni immediate da mettere in campo in risposta all’incidente del Rana Plaza - l’ultimo di una lunga serie in Bangladesh e Paesi limitrofi – concentrandosi in particolare sulle condizioni di lavoro, sui diritti del lavoro e sulla gestione responsabile della catena di fornitura.

Nel corso del Forum è stato presentato l'Accord on Fire and Building Safety in Bangladesh, sottoscritto da 65 multinazionali prevalentemente europee, che prevede un impegno finanziario delle stesse per la messa in sicurezza degli impianti e la formazione dei lavoratori, in collaborazione con i sindacati. Le imprese canadesi e americane, dal canto loro, si stanno orientando verso accordi business-to-business; merita di essere menzionato anche il Sustainable Compact for Bangladesh, lanciato l’8 luglio 2013 a Ginevra da EU e ILO.

Dal canto loro i Punti di Contatto Nazionale riuniti, il 24 giugno 2013 hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta attraverso la quale i PCN OCSE si sono impegnati a consultare gli stakeholders ed a sostenere iniziative in linea con le Linee Guida, con particolare attenzione agli accordi quadro internazionali e alla due diligence nella catena di fornitura per il settore tessile, al fine di prevenire i rischi connessi allo svolgimento dell’attività economica.

Con queste premesse il PCN italiano, il 17 luglio 2013, ha concordato con il proprio Comitato consultivo un Piano d’azione Bangladesh declinato in due linee d’azione:

  1. Il coinvolgimento delle imprese tessili operanti a vario titolo in Bangladesh, per comprendere il loro posizionamento in relazione ai temi delle Linee Guida OCSE e della due diligence nella catena di fornitura, nonché l’offerta di azioni di formazione e accompagnamento per l’applicazione degli standard internazionali.
  2. Un’analisi delle catene di fornitura nel settore tessile, partendo dall’esperienza delle aziende coinvolte, tesa ad identificare le difficoltà che vi si riscontrano con riferimento alle problematiche sociali e ambientali e alla identificazione di buone pratiche per affrontare la questione.

Il 10 dicembre 2013,a Roma, presso il Ministero dello Sviluppo Economico si è tenuto un primo incontro tra il PCN ed alcune imprese del settore, alla presenza del Sottosegretario Ing. Claudio De Vincenti.L‘incontro si è svolto in un clima di dialogo aperto e costruttivo in cui le imprese hanno evidenziato le difficoltà che incontrano nell’affrontare le sfide della globalizzazione e nell’operare in Paesi terzi privi di adeguate tutele istituzionali e normative. È emersa anche l’esigenza di diffondere la conoscenza degli strumenti internazionali di riferimento in tema di responsabilità d’impresa e delle iniziative assunte da soggetti istituzionali e non, per prevenire, gestire e/o rimediare ai rischi connessi allo svolgimento dell’attività economica.

A tale incontro ha fatto seguito un ampio processo di consultazione che ha coinvolto, oltre alle imprese operanti in Bangladesh, le associazioni imprenditoriali di settore, i sindacati, le ong, le società di consulenza e auditing e le altre istituzioni.

 

Rapporto per la condotta d'impresa responsabile nella catena di fornitura del settore tessile-abbigliamento

Il 23 giugno 2014, a Parigi, in occasione del secondo Global Forum on Responsible Business Conduct (OCSE, 23-27 giugno 2014) e della riunione annuale dei PCN OCSE, il PCN italiano ha presentato il “Rapporto per la condotta d'impresa responsabile nella catena di fornitura del settore tessile-abbigliamento. Raccomandazioni del PCN italiano in attuazione delle Linee Guida OCSE per le imprese multinazionali al settore tessile-abbigliamento”.

Il Rapporto è uno dei risultati previsti dal Piano d’Azione sul Bangladesh che, ad un anno di distanza dalla dichiarazione congiunta, il PCN italiano ha presentato in sede OCSE in esito all’impegno portato avanti assieme alle associazioni di categoria, ai sindacati, alle ONG e ad altri stakeholders. Esso rappresenta, infatti, non solo una relazione sul lavoro svolto ad oggi, ma anche uno dei frutti principali dello stesso.

Il Rapporto contiene 24 raccomandazioni operative rivolte alle imprese del settore per aiutarle a migliorare i percorsi di gestione responsabile della catena di fornitura in applicazione delle Linee Guida.

Oltre ad enunciare le raccomandazioni, che ne costituiscono il nucleo, il Rapporto dà conto delle maggiori criticità della catena di fornitura globale, rilevate con l’aiuto delle imprese e degli stakeholders consultati, in termini di rispetto dei diritti umani.

Nel contesto dell’OCSE e dei suoi lavori sulla gestione responsabile della catena di fornitura del settore tessile-abbigliamento il Rapporto del PCN italiano si segnala come uno dei principali strumenti di orientamento e benchmarking per il settore.

 

 

I Ministri di sette Paesi europei, tra cui l'Italia, raccomandano fortemente alle imprese internazionali di contribuire al Rana Plaza Donors Trust Fund

In occasione del secondo Global Forum on Responsible Business Conduct una riunione ministeriale informale ha ribadito l’impegno dei governi a cooperare per creare un contesto internazionale caratterizzato dal commercio responsabile e dallo sviluppo sostenibile, lavorando in particolare sulle catene di fornitura dei settori tessile ed estrattivo ed ha sottolineato l'importanza dei lavori dell’OCSE e dei PCN in materia. Il Governo del Bangladesh e le imprese locali sono sollecitati, a loro volta, i a contribuire in maniera maggiore a quanto fatto fin qui al risarcimento degli operai e delle loro famiglie, ma anche ad assicurare quel contesto produttivo corretto che metta al riparo gli investimenti di imprese estere da rischi reputazionali.

In particolare, sette governi europei tra cui l'Italia, in persona del Ministro dello Sviluppo Economico, Dr.ssa Federica Guidi (oltre a Francia, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna e Danimarca), hanno, sottoscritto una dichiarazione nella quale raccomandano alle imprese internazionali di contribuire generosamente al Rana Plaza Donors Trust Fund, fondo costituito per compensare le vittime dell’incidente avvenuto in Bangladesh.

La Dichiarazione

 

Settore estrattivo

Nelle aree geografiche del mondo colpite dai conflitti e ad alto rischio, le aziende coinvolte nel settore estrattivo e nel commercio di minerali hanno la possibilità di generare reddito, crescita e prosperità e di favorire lo sviluppo locale, ma rischiano anche di contribuire ad impatti negativi significativi, tra cui gravi violazioni dei diritti umani.

La Due Diligence Guidance for Responsible Supply Chains of Minerals from Conflict-Affected and High-Risk Areas (Guida alla due diligence per una catena di fornitura responsabile nel settore estrattivo in aree colpite da conflitti e ad alto rischio) suggerisce alle imprese una serie di misure (due diligence) per la gestione responsabile delle catene di fornitura globali del settore estrattivo, per aiutarle a rispettare i diritti umani ed a non contribuire al conflitto attraverso la loro attività.

Di tale guida l’OCSE ha anche elaborato due supplementi specifici, uno che fornisce indicazioni specifiche sulla due diligence per la catena di fornitura nei settori estrattivi dello stagno, del tantalio e del tungsteno, e uno per l’attività estrattiva nel settore dell’oro. Altri supplementi si aggiungeranno in futuro.

La"Due Diligence Guidance..." (la Guida) è stata sviluppata in collaborazione con la Conferenza Internazionale della Regione dei Grandi Laghi, ed adottata dall’OCSE nel 2011. Con la Dichiarazione di Lusaka (dicembre 2010) i governi della Conferenza si sono impegnati a combattere lo sfruttamento illegale delle risorse naturali nella regione e hanno approvato un meccanismo di certificazione regionale sulla base della Guida. La Guida è stata indicata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite come modello cui gli stati devono rifarsi nel promuovere la due diligence da parte delle industrie di trasformazione, degli importatori e dei consumatori di prodotti minerali provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, in modo da escludere il finanziamento di gruppi armati dalla catena di fornitura. Nel 2012 la Guida è stata riconosciuta, dalla US Securities and Exchange Commission come quadro internazionale di riferimento per le misure di due diligence imposte dalla normativa statunitense per i minerali provenienti dalla Regione dei Grandi Laghi. Infine, anche la proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio per un sistema comunitario di autocertificazione volontaria di due dilgence degli importatori responsabili nella catena di fornitura dei minerali di conflitto (COM (2014) 111 final) indica la Guida dell’OCSE come paradigma di due diligence cui riferirsi.

L’OCSE sta anche lavorando per garantire la più ampia diffusione della Guida ed il suo impiego effettivo da parte delle imprese assieme alle associazioni di categoria, agli istituti finanziari ed alle organizzazioni della società civile.

Il programma per il settore orafo, in particolare, lanciato nel maggio 2013, riunisce i principali attori della catena di fornitura e mira a favorire il dialogo costruttivo e la comprensione reciproca sulle pratiche di due diligence e le sfide legate alla intera catena di fornitura. Esso è focalizzato, in particolare – ma non solo - sulla Regione dei Grandi Laghi.

Il PCN italiano, dopo aver elaborato la “Guida alla due diligence nella catena di fornitura”, ha collaborato con Feralpi (Gruppo siderurgico internazionale specializzato nella produzione di acciaio al servizio dell'edilizia) e Assofermet (Associazione dei rottamatori) per la realizzazione di una guida alla due diligence nella catena di fornitura del settore siderurgico e con Confindustria-Federorafi e il Responsible Jewellery Council (organizzazione internazionale non profit che promuove pratiche responsabili nel settore dei gioielli in oro e diamanti, dall’estrazione alla vendita) per la realizzazione di uno strumento analogo nel settore orafo.

La collaborazione con tali associazioni mira anche a diffondere le pratiche responsabili nelle catene di fornitura di rispettiva pertinenza.

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